Luigi Puretti, atleta pugliese che non ha bisogno di presentazioni: due volte campione italiano, vice campione del mondo in carica, vice campione euro-africano a squadre nel 2022. Di recente entrato a far parte del Team agonistico Cressi, quest’anno a Gallipoli, come sempre ce la metterà tutta per fare bene nelle acque della sua Puglia.
Apnea Passion Magazine: Quando e come è nata in te la passione per la pesca in apnea?
Luigi Puretti: La mia passione per la pesca in apnea credo sia qualcosa che ho avuto dentro fin dalla nascita, anche se il mio percorso non è stato esattamente quello tipico del “bambino di mare”. Sono nato a Francoforte sul Meno, in Germania, da madre tedesca e padre pugliese, e fino ai primi anni ’90 ho vissuto in città, in un grattacielo. Eppure, ogni estate tornavamo per le vacanze nel paese d’origine di mio padre, in Puglia. Lì, nonostante le mie origini “da mezzo crucco”, come scherzosamente mi definisco, si accendeva in me un istinto venatorio fortissimo.

Già da bambino, ancora prima di imparare a nuotare, trascorrevo giornate intere sul bagnasciuga, intento a catturare ghiozzi, granchietti, gamberetti, piccoli polpi, con un semplice retino. Era una forma di pesca rudimentale, fatta stando in pochi centimetri d’acqua, ma per me era già una passione irrefrenabile. Ho imparato a nuotare tardi, intorno ai sei-sette anni, ma l’attrazione per quello che accadeva sott’acqua era talmente forte che lo feci con maschera e braccioli: dovevo vedere, scoprire, esplorare. Da lì è stato tutto un crescendo: prima la maschera, poi il coltellino, la fiocina a mano… e il resto è la storia che molti già conoscono.
AP: Quali tecniche di pesca prediligi e quali sono le prede che ami catturare di più?
Luigi Puretti: Sinceramente, non ho una tecnica unica che prediligo. Per me, la cosa più importante quando entro in acqua è avere un contatto, un’interazione reale con la preda. Che si tratti di saraghi, spigole, orate, dentici o cernie, l’obiettivo è individuarli, affrontarli, e se possibile catturarli. In ottica agonistica, è fondamentale essere flessibili e adattabili, e per questo pratico tutte le tecniche: dall’aspetto profondo a quello nella risacca, dall’agguato al razzolo, sempre con l’intento di essere il più efficiente possibile.
Credo di essere un pescatore piuttosto completo, ma se dovessi esprimere un desiderio, confesso che mi piacerebbe dedicarmi di più alla ricciola. È un pesce che ho catturato raramente e che mi affascina molto. Quel “pescione grosso”, da 30-40 kg, è ancora un sogno. Ne prendo una di media taglia ogni due anni, ma mi manca quel colpo da maestro, quello che tutti vorremmo avere nel nostro palmarès personale.
AP: Quali motivazioni ti spingono a partecipare alle competizioni?
Luigi Puretti: Credo che la motivazione alla competizione sia qualcosa che hai nel sangue, qualcosa che fa parte del tuo DNA. Proprio come alcune donne nascono con un istinto materno spiccato, io – e come me tanti altri – sono nato con un istinto alla competizione, al confronto, alla sfida. Da bambino, volevo essere sempre il primo: il primo a finire il pasto all’asilo, quello che costruiva il castello di sabbia più grande, il più veloce al parco. Ho giocato anche a calcio per diversi anni, e quella tensione positiva prima del fischio d’inizio è diventata una vera e propria dipendenza, che poi si trasforma in adrenalina e, se le cose vanno bene, in una soddisfazione profonda e totalizzante.

Nel momento in cui la pesca in apnea è diventata la mia più grande passione, tutto questo si è amplificato. Dico sempre a chi non ha mai provato una gara, che per un vero agonista catturare un tordo in competizione può dare la stessa gioia che si prova nel prendere una ricciola di 30 kg in un’uscita domenicale. È una questione di sfida personale, di dare il massimo in quel preciso momento.
AP: Come ti stai allenando in vista dei prossimi Assoluti? Conosci già il campo di gara? Cosa ne pensi?
Luigi Puretti: Come succede un po’ ogni anno, l’inverno parte sempre con tanti buoni propositi. Mi ripeto: “Quest’anno mi alleno sul serio”, ma poi la realtà è che con gli impegni e la vita di tutti i giorni è difficile seguire un vero e proprio programma professionale. Per quanto mi riguarda, non ho mai avuto un piano di allenamento strutturato come un atleta professionista. Cerco di mantenermi in forma alternando palestra, piscina e un po’ di corsa, più che altro per non impigrirmi. L’allenamento vero, mirato alla performance, è tutt’altra cosa.
Questa stagione invernale, comunque, sono riuscito ad andare spesso in mare. Ora siamo nella fase più intensa della preparazione e sto iniziando a lavorare direttamente sui campi gara. Il campo Sud lo conosco in parte: include una zona, quella di Torre San Giovanni, dove già si è disputato un Campionato Italiano. L’altro tratto, più a Nord, davanti a Pizzo, è invece del tutto inedito per me: ci pescherò per la prima volta durante la preparazione.
Il campo Nord di Gallipoli lo conosco un po’ meglio, ci sono stato più volte con amici del posto. Tuttavia, parto praticamente da zero in termini di preparazione. Pesco abitualmente sull’Adriatico, qui siamo sulla costa ionica, quindi ho una certa idea di cosa cercare, ma non è affatto scontato trovarlo. Diciamo che in termini di conoscenza reale del fondale, sono alla pari con tanti altri concorrenti.
Sarà sicuramente una gara interessante e completa, con possibilità di incontrare tutte le specie: cernie bianche e dorate, corvine, saraghi, tordi, dentici… un campo gara valido e molto tecnico.

AP: Un tuo pronostico: i primi cinque atleti, in ordine sparso, del prossimo Assoluto?
Luigi Puretti: Fare pronostici è sempre rischioso, anche perché il livello è altissimo e ogni dettaglio può fare la differenza. Detto questo, se proprio devo sbilanciarmi, credo che il favorito assoluto sia Rocco Cuccaro. Per la profonda conoscenza del campo di gara, per l’abilità tecnica e per la forma fisica, lo vedo nettamente davanti agli altri. Dietro di lui, però, ci sono almeno dieci atleti che possono ambire al podio: è una gara apertissima. Sarà sicuramente una delle edizioni più avvincenti degli ultimi anni.
AP: Luigi sono ormai quasi 6 mesi che sei entrato a far parte del Team Cressi, cosa significa per te farne parte e quali sono oggi i prodotti che ti hanno più impressionato
Luigi Puretti: Sono passati sei mesi da quando sono entrato a far parte del Team Cressi, e naturalmente ho avuto bisogno di un periodo iniziale di adattamento. È stato un tempo utile, anzi fondamentale, per comprendere fino in fondo cosa significhi realmente far parte di una realtà come Cressi. Se inizialmente avevo un’idea solo vaga dell’azienda, oggi posso dire con assoluta convinzione di essere pienamente soddisfatto della scelta fatta qualche mese fa.
Quello che mi ha colpito sin da subito è la serietà dell’azienda, che ho potuto apprezzare conoscendo, passo dopo passo, non solo la proprietà, ma anche tutte le persone che ne fanno parte. C’è un grande spirito di squadra, una vera armonia tra i reparti, e mi sento davvero parte integrante di questo gruppo unito e affiatato.

Proprio in questi giorni sto testando alcuni dei nuovi prodotti Cressi e le impressioni sono state immediatamente molto positive. In particolare, la muta Posidonia mi ha colpito per diverse ragioni: oltre a essere esteticamente bellissima — con finiture curate, un mimetico moderno e colori ben studiati — ha una vestibilità eccezionale. Indossarla dà la sensazione di avere addosso un capo realizzato su misura. Merito del taglio, estremamente ergonomico, e della qualità del neoprene, che garantisce un comfort davvero notevole. Un altro prodotto che sto utilizzando è la torcia Hunt, che ho ricevuto recentemente. Qui l’elettronica è stata completamente sviluppata internamente da Cressi, grazie a un reparto dedicato in Italia che rappresenta una vera eccellenza nel settore. È un dettaglio che fa la differenza e che conferma l’attenzione dell’azienda verso ogni componente tecnica. Infine, sto trovando ottime sensazioni anche con l’arbalete Victory. Spero davvero che, soprattutto nelle misure più lunghe, possa regalarmi qualche bella soddisfazione in questo Campionato… magari con una preda importante. Ma su questo, per scaramanzia, preferisco non aggiungere altro.









