Maria Fanito, calabrese di Siderno ma da anni residente a Roma, è un nome che ha fatto la storia recente della pesca in apnea femminile italiana. Prima campionessa italiana assoluta nel 2021, si era ritirata dalle competizioni ufficiali dopo gli assoluti del 2022. Oggi, in un momento di forte crescita del movimento femminile, Maria, che è da poco entrata a far parte del Team Pescador, ha deciso di rimettersi in gioco. Con determinazione e passione, è pronta a scendere nuovamente in acqua per affrontare il Campionato Italiano Assoluto di Pesca in Apnea 2025, in programma a fine mese a Gallipoli.

Apnea Passion Magazine: Quando e come è nata in te la passione per la pesca in apnea?
Maria Fanito: La mia passione per la pesca in apnea è nata quasi per caso, ma affonda le sue radici molto lontano, nella mia infanzia a Siderno. Sono cresciuta sul mare, come tanti ragazzi del Sud, trascorrendo le estati sulla spiaggia e giocando per ore in acqua. Senza rendercene conto, facevamo già apnea naturale: sfide tra amici a chi andava più a fondo, chi restava più a lungo in immersione, chi riusciva a prendere il sassolino dal fondo o a restare in verticale sott’acqua. Il mare era parte di noi, come un’estensione del nostro respiro.
Poi, nei primi anni ’90, mi trasferii a Roma. Qui conobbi alcune persone che praticavano la pesca in apnea. La cosa mi incuriosì subito: indossai la muta di uno di loro, che poi è diventato il mio compagno, e provai anch’io. È stato amore immediato. Venivo da anni di sport, in particolare dal basket, ero molto allenata fisicamente e in acqua mi sentivo a casa. Così mi sono detta: “Se lo fanno loro, perché non posso farlo anch’io?”. E da lì è cominciato tutto.

AP: Quali tecniche di pesca prediligi e quali le prede che preferisci catturare?
Maria Fanito: Senza dubbio le tecniche che prediligo sono la pesca in tana e il razzolo. Le trovo particolarmente affascinanti e stimolanti, anche perché richiedono concentrazione, sensibilità e conoscenza del fondo. In tana cerco soprattutto i saraghi, le orate e in generale tutti quei pesci che vivono nascosti tra le rocce. Sono le mie prede preferite.
Devo ammettere che non amo molto sparare alle cernie, non lo faccio a cuor leggero. Le catturo solo se sono assolutamente certa che siano a peso e ben visibili, perché non mi piace arrecare danni inutili. Spesso, proprio per questa mia cautela, mi è capitato di lasciarle andare.
Un’altra preda che ho imparato ad apprezzare con il tempo è il cefalo. In passato, quando non facevo ancora agonismo, lo snobbavo un po’. Poi, col tempo, ho capito che saperli prendere in tana è tutt’altro che banale. Sono pesci che non stanno mai fermi, diventano un vero bersaglio mobile. Riuscire a insidiarli è quasi una sfida nella sfida, e questo mi stimola moltissimo.

AP: Quali motivazioni ti spingono a partecipare alle competizioni?
Maria Fanito: All’inizio della mia carriera agonistica, ero praticamente l’unica donna a partecipare regolarmente alle gare. Non potevo certo mancare al primo Campionato Italiano Femminile FIPSAS. Ricordo ancora quando, in occasione dei primi Campionati Europei, andai personalmente a parlare con il presidente Allegrini per chiedere di essere mandata in Danimarca. Ma i tempi non erano maturi: non esisteva ancora un’organizzazione solida per una squadra femminile.
Oggi, tutto è diverso. Il movimento femminile è cresciuto tanto, c’è entusiasmo, condivisione e nuove leve pronte a emergere. Per me, tornare a gareggiare non ha più a che fare con l’ambizione del risultato, ma con il piacere di esserci, di condividere l’acqua con altre donne, di sentirmi parte di questa evoluzione. Mi piace partecipare alle selettive, ritrovare amici e amiche, e vivere l’ambiente di gara con leggerezza e passione. È anche un ottimo modo per mantenermi in forma, e per continuare a coltivare la mia relazione speciale con il mare.
AP: Come ti stai allenando in vista dei prossimi Assoluti? Conosci già il campo di gara? Cosa ne pensi?
Maria Fanito: Mi sto allenando con grande costanza e impegno. Alterno la palestra al lavoro in piscina, dove mi dedico alla statica e alla dinamica. Quando le condizioni meteo lo permettono, vado al mare praticamente tutti i giorni. Dedico anche 5 o 6 ore per ogni uscita in acqua, cercando di affinare tecnica e resistenza.
Ho avuto una piccola battuta d’arresto nelle scorse settimane a causa di un’infiammazione, per cui ho dovuto seguire alcune terapie, ma per fortuna adesso sono tornata operativa. Il movimento in mare non mi dà fastidio, quindi riesco comunque ad allenarmi in acqua.
Per quanto riguarda il campo gara, non lo conosco ancora nel dettaglio, ma so che si tratta di un campo basso, cosa che mi fa molto piacere. Finalmente è stata fatta una scelta importante e intelligente: separare i campi maschili da quelli femminili, così da adattare meglio le caratteristiche dei percorsi alle specificità delle atlete. Per quanto riguarda l’altro campo previsto, avrò modo di studiarlo nei prossimi giorni.

AP: Un tuo pronostico: i primi cinque atleti, in ordine sparso, del prossimo Assoluto
Maria Fanito: Non amo fare previsioni, anche perché in gara possono accadere mille imprevisti. Ma se proprio devo sbilanciarmi, posso dire che ho visto Fazzolari molto in forma e ben preparato, è un agonista preciso e meticoloso. Poi ci sono i nomi “storici” come Puretti, De Mola e Dessì, che è un ottimo profondista. Ma attenzione anche a Cuccaro, Strambelli, Cubicciotto e Vallicelli: sono tutti atleti di grande livello e in eccellente condizione. Mi rendo conto di aver superato i cinque nomi richiesti, ma la verità è che il livello è altissimo e ci sono davvero tanti che possono ambire a un risultato importante.
AP: Sei da poco entrata a far parte del Team Pescador, quali sono le tue prime impressioni sulle attrezzature che stai usando e quale la preferita tra quelle che porterai all’Assoluto?
Maria Fanito: Sto provando la muta che è ottima: io adoro le mute in yamamoto 39, sono morbidissime, mi vestono talmente bene che sembrano fatte su misura per me. Ottimo materiale anche per la mia pelle sensibile.
Ho provato e porterò all’Assoluto l’arbalete Pacific da 75 cm, solitamente pesco con i cortissimi e fiocina e devo riconoscere che ho preso subito la mano con questo, apprezzo la precisione del tiro e l’ottimo brandeggio.











