Elisa Corallo, nuova campionessa italiana di pesca in apnea, si prepara a rappresentare l’Italia al Campionato Euroafricano di Bar, in Montenegro, in programma dal 22 al 25 ottobre 2026. Un appuntamento che segna un passaggio importante nel suo percorso agonistico: il confronto con alcune delle atlete più esperte del panorama internazionale, su fondali tutti da scoprire.

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Intervistata da Carlo Forni, direttore di Apnea Passion Magazine, Elisa racconta le emozioni della vigilia, l’orgoglio di vestire la maglia azzurra e il suo rapporto con il mare. Tra il desiderio di imparare e l’ambizione di salire sul podio, la campionessa italiana si avvicina alla sfida montenegrina con entusiasmo e consapevolezza.

La prima volta al Campionato Euroafricano

Carlo Forni: Come ti senti alla tua prima competizione internazionale di questo livello?

Elisa Corallo: Essendo la mia prima esperienza di questo livello, è ancora tutto un’incognita e non ti nego che ho un po’ di ansia. È la prima gara così importante che affronto fuori dall’Italia e non so ancora esattamente cosa aspettarmi. Tra l’altro, uomini e donne gareggeranno insieme in un unico campo gara: non sarà affatto facile.

Come esperienza simile, lo scorso novembre ho partecipato all’Open di Tenerife, che mi ha dato un’idea di come possa svolgersi una competizione mista e internazionale. C’erano però molti meno partecipanti e, da questo punto di vista, era una gara più semplice da affrontare.

In Montenegro saremo tantissimi atleti e penso che incontrerò molte donne con una grande esperienza in competizioni di questo genere. Per me, invece, è ancora tutto da scoprire. Al di là dell’esperienza che mi manca, sono davvero felicissima di partecipare e di poter crescere in questo sport anche a livello internazionale.

L’orgoglio di rappresentare l’Italia

Carlo Forni: Cosa significa per te rappresentare l’Italia in Montenegro?

Elisa Corallo: È un grande onore e sento anche una forte responsabilità. Questa volta voglio fare una bella gara per il mio Paese, non soltanto per me stessa, e penso che sia una cosa bellissima.

Da parte mia ce la metterò tutta per dare il massimo. Speriamo di portare in alto il nome dell’Italia, tutti insieme.

La pesca in apnea come libertà e presenza

Carlo Forni: Cosa rappresenta la pesca in apnea per te?

Elisa Corallo: La pesca in apnea è sempre stata il mio rifugio, un modo per estraniarmi dal mondo e stare davvero con me stessa. Immergermi e pescare rappresenta, per me, la massima espressione del “qui e ora”.

Quando sei immersa in quel mondo speciale, insieme ai pesci e a tutta la vita del mare, non pensi ad altro e ti godi davvero il momento. Durante l’apnea assapori ogni piccolo istante, ogni particolare, persino il tuo stesso battito.

Al di là della cattura, la cosa più bella è essere lì, con me stessa, e sentirmi davvero libera. Quando poi catturo un pesce, ciò che mi dà più piacere è cucinarlo bene, per onorare la sua vita, e condividerlo con la famiglia o con gli amici.

Le gare: amicizie, crescita e creatività

Carlo Forni: Cosa rappresentano, invece, le gare di pesca in apnea?

Elisa Corallo: Ho iniziato a gareggiare anche per conoscere persone con la mia stessa passione e incontrare altre ragazze che pescano. Prima delle competizioni non avevo mai avuto un’amica pescatrice; adesso siamo un bel gruppo.

È stato bellissimo trovare tante persone che condividono questa passione. È vero che il mare crea legami speciali, anche in poco tempo.

Partecipando alle gare ho poi scoperto quanto sia bello mettersi alla prova, non soltanto nel confronto con gli altri, ma soprattutto con se stessi. Grazie alle competizioni sono cresciuta molto: impari tantissimo stando a contatto con persone esperte e la gara ti dà quella marcia in più per ampliare le tue capacità.

Per riuscire a catturare un pesce in gara ho sperimentato soluzioni che non avevo mai provato. Quando mi dicevano «Se non trovi pesci, inventateli», all’inizio non capivo. Con il tempo ho compreso che nella pesca serve anche creatività, e funziona.

Quando cominci a ottenere risultati, le soddisfazioni sono davvero grandi. Pescare in gara è molto più difficile rispetto a un’uscita senza la pressione della competizione.

Montenegro: fondali nuovi e ambizioni da podio

Carlo Forni: Cosa ti aspetti di trovare in Montenegro e quali sono le tue ambizioni?

Elisa Corallo: Mi aspetto di incontrare tante atlete forti con cui confrontarmi, per capire a che livello sono e quanto devo ancora crescere in questo sport.

Osservando i campi gara ho notato dislivelli molto accentuati, che mi fanno pensare alla presenza di franate. Potrei quindi trovare un tipo di fondale sul quale non sono abituata a pescare. Sono curiosissima di scoprire quali pesci frequentano quelle zone e come si comportano, così da impostare la gara, anche se avremo soltanto pochi giorni di preparazione.

Le mie ambizioni sono quelle di puntare in alto: spero tanto di salire sul podio e, magari, di vincere, come credo desideri chiunque partecipi. Un risultato del genere sarebbe davvero un sogno, ma so bene che non sarà per niente facile.

Ce la metterò tutta per fare del mio meglio. Dare il massimo delle proprie possibilità è già una vittoria di per sé.

Elisa Corallo, dal mare di Modica alla maglia azzurra

Carlo Forni: Raccontaci qualcosa di te: dove sei nata, dove vivi e dove peschi abitualmente?

Elisa Corallo: Sono nata a Modica il 16 aprile 1987 e vivo qui, a due passi dal mare. È in questa zona che ho mosso i miei primi passi sott’acqua, già da piccola.

Continuo a pescare nei dintorni quando ho soltanto poche ore a disposizione, anche se il fondale è quasi tutto sabbioso, con poco grotto. Quando posso, invece, mi sposto verso Portopalo di Capo Passero e nelle zone vicine, oppure lungo il versante orientale, tra Portopalo e Siracusa.

Quando il mare è brutto sul versante meridionale, qui l’acqua diventa spesso torbida. Spostandomi a est riesco molte volte a trovare condizioni più riparate e fondali rocciosi sui quali pescare.