Nella prima parte della nostra inchiesta abbiamo cominciato a fare un quadro chiaro di tutto quanto ha acceso i riflettori sul recente Campionato Assoluto di pescasub Femminile di Santa Maria di Leuca. Abbiamo visto che le polemiche, mai benefiche in generale, possano rappresentare uno spunto di riflessione se trattate con ruvida pomice. Ci è sembrato necessario e corretto, verso le due atlete iscritte al Campionato sentirle e leggere il loro punto di vista.

Oa tocca sentire cosa ne pensa Marco Bardi, Direttore Tecnico delle Nazionali.

Più nello specifico, sollecitato da Forni, è infatti entrato il Direttore Tecnico delle Nazionali italiane di Pesca in Apnea, maschile e femminile, Marco Bardi:

Carlo Forni: “Come vedi questa partecipazione di due sole donne al campionato Femminile?”

Marco Bardi: “Il movimento della pescasub femminile è nato solo 2 anni fa dal niente. Ci abbiamo provato senza nessuna certezza. Ho iniziato a cercare contattare e coinvolgere le ragazze che pescavano. Finalmente siamo riusciti a mettere in piedi un gruppo e dopo le difficoltà iniziali siamo addirittura giunti ad avere anche eccellenti risultati. Poi c’è stato l’abbandono improvviso delle tre atlete, che ha lasciato tutti perplessi e subito si è pensato che era finito un sogno, ma due di loro hanno preso un anno di pausa e forse le rivedremo. Poi fino a pochi giorni prima del Campionato dovevano essere 4 le partecipanti, ma per motivi di salute e di altra natura 2 di loro sono state costrette a rinunciare. Va anche precisato che le due ragazze di questo campionato, 2 anni fa non avevano mai fatto una competizione e quindi è la prova che qualcosa si muove. Ti ritrovi all’improvviso ad avere solo due atlete e chiunque si pone domande su cosa fare. Se fosse stato deciso che non dovevano partecipare nemmeno le due ragazze rimaste – si sarebbe gridato alla scandalo – una discriminazione verso il settore femminile, eliminato con un taglio frettoloso e ingiusto. Se si fanno partecipare in due, come è accaduto scattano le critiche, si dice che non ha senso. Però almeno si ha ancora una possibilità di ricostruire, perché potenzialmente ci sono alcune che potrebbero già partecipare al prossimo campionato e altre che stiamo cercando di coinvolgere. Non decido io, ma personalmente sono favorevole ad andare avanti, perché queste atlete hanno il diritto di partecipare, di esprimersi e di migliorarsi. Devo fare delle proposte nelle sedi opportune per provare a migliorare qualcosa, quindi ad oggi è difficile immaginare cosa succederà.”

Carlo Forni: “Perché le tre ragazze hanno deciso di abbandonare dopo quel risultato? “

Marco Bardi: “Personalmente ho un bel rapporto con loro, abbiamo fatto insieme un percorso emozionante che ci ha legati. La notizia è giunta improvvisamente e sono rimasto sorpreso anche io, però voglio chiarire che sono state oneste avvertendo per tempo, proprio per evitare problemi alla Nazionale. Alice Ferrari mi ha detto che doveva fermarsi per almeno un anno per sistemare alcune sue necessità importanti, quindi mi auguro di rivederla già dal 2024. Alessandra Totaro non ha chiuso definitivamente addirittura fino a 2 mesi sembrava che forse riusciva a partecipare all’assoluto, per cui potrebbe come mi auguro risolvere i suoi problemi e riaffacciarsi alle competizioni. Tiziana Martinelli purtroppo è quella che sarà più difficile rivedere sui campi di gara. Quali sono i problemi delle tre atlete? Io non posso raccontarvi i loro fatti personali, però posso dire che non sono situazioni gravi o strane, ma classici problemi che hanno molte persone e poi non dimentichiamo che i problemi che affronta una donna sono ben maggiori di quelli di un uomo.
Una precisazione: Non pensiamo che nel resto del mondo la situazione sia opposta alla nostra, la pesca in apnea non è una disciplina facile per una donna, probabilmente non ci saranno mai numeri importanti, ma in questo breve periodo abbiamo visto che la partecipazione femminile ha dato più visibilità alla disciplina, ha portato qualcosa di nuovo, ci ha fatto conoscere alcuni aspetti femminili che nemmeno immaginavamo. I paesi che hanno più atlete sono almeno 10 anni che ci lavorano, noi siamo solo all’inizio e come al solito nessuno ha la bacchetta magica. Pazienza, lavoro e dedizione è l’unica formula che funziona nello sport. Lo sappiamo tutti che è una disciplina più per uomini che per donne – ma se c’è qualche donna è comunque un valore aggiunto. Così come è talmente banale capire che se diamo contro al movimento femminile – lo faremo affondare – mentre se ci lavoriamo e lo sosteniamo forse crescerà. A volte mi sembra che si sia ribaltato il concetto che è meglio poco che niente e sembra che adesso sia meglio niente che poco. Vorrei vedere chiunque di noi se andiamo a pesca e possiamo prendere poco oppure niente cosa scegliamo. Mi sono confrontato con il Presidente di settore e il Responsabile dell’agonismo in Federazione e siamo tutti concordi che il settore femminile va portato avanti anche se al momento sembra limitato, anzi cercheremo di migliorare ciò che è possibile.”

pescasub femminile

Il direttore Forni ha quindi deciso di sentire anche le tre atlete che, dopo aver conquistato il titolo Euro-africano ed il titolo italiano (la Martinelli, ndr.) hanno compiuto la scelta di allontanarsi dalla scena agonistica. Allontanamento che si intuirebbe, dalle risposte di Bardi, sembrerebbe essere definitivo ed irrevocabile per la Martinelli, mentre lascerebbe spazio a rientri per la Ferrari e la Totaro.

Le atlete hanno tutte dato risposta alle domande di Carlo Forni ed in quanto segue, si riportano gli scambi avuti. In primis proprio con la Campionessa italiana uscente, Tiziana Martinelli, che in realtà lascia spazio all’ipotesi di un suo possibile e futuro rientro.

Tiziana Martinelli: “Ciao Carlo, per quel che mi riguarda ho già dato risposte per la mia assenza dalle competizioni almeno per quest’anno. Quando cambieranno le condizioni familiari/lavorative magari si vedrà, ad ogni modo ho ottimi rapporti con la Federazione, continuo a farne parte in modo attivo e supporto per quel che sono le mie possibilità il settore femminile. Aggiungere commenti sul campionato e sul fatto che ci sia stata solo un’atleta mi sembra indelicato quindi se non ti dispiace per questa volta passo. Un caro saluto e grazie a te”.

Alice Ferrari, che qualche giorno prima (al termine della prima giornata di Campionato) aveva pubblicato sul suo profilo Facebook, un post in cui faceva chiarezza sulle motivazioni della sua assenza per quest’anno, sottolineando la diversa natura delle stesse (prettamente professionali) rispetto alle altre atlete, ma anche per porre argine alle polemiche dei social, così risponde all’intervistatore:

Carlo Forni: “Ciao Alice, viste le voci e polemiche sull’assoluto e sul tuo allontanamento dalle competizioni, per evitare anche fraintendimenti, qui un paio di domande. Cosa ne pensi di un titolo assoluto femminile conquistato dalla De Lullo praticamente da sola? Come mai tu, Martinelli e Totaro vi siete allontanate dalle competizioni tutte insieme? Non è strano? Non pensi che avevate anche una responsabilità verso questo sport nella sua versione femminile e che avreste dovuto evitare di lasciare tutte insieme il settore lasciandolo diciamo un po’ deserto?”

Alice Ferrari: “Ciao Carlo, per quanto mi riguarda ho già specificato pubblicamente le motivazioni della mia mancata partecipazione. Sarebbe la Federazione a doversi esprimere per le altre cose, sono dispiaciuta perché so che Emanuela avrebbe desiderato una competizione sana e vera quindi continuare a parlarne mi sembra di sminuirla. A presto!”

Francamente, da Alice, ci aspettavamo di sentire qualcosa di più. Alice in effetti nelle giornate appena precedenti, e durante, il Campionato era stata molto attiva sui social e, in linea con la sua schiettezza, sembrava voler esternare qualcosa di più. Anche lei, come noi, stanca di sentire “solo illazioni e fantasiose storielle” aveva lamentato di non essere mai stata contattata da nessuno per sentire la sua versione ed in particolare di non essere stata contattata dalla Federazione (“mi è stato mai chiesto perché non partecipo? Mi ha mai chiamato la federazione per capire? no.”).

Inoltre, ancor prima, Alice, nei commenti al post su Facebook, con ll nostra intervista al DT Bardi, lo scorso 29 aprile, era intervenuta sulle discussioni aperte con i nostri lettori “visto che si ipotizza(va) senza chiedere”, spiegando le reali motivazioni della sua assenza agli Assoluti di Puglia (picco di lavoro in quel periodo dell’anno – periodo in cui non potrebbe assentarsi senza creare problemi in clinica, ndr), non escludendo il suo ritorno in gara (magari in Campionati “più vicini”), ma non risparmiando l’osservazione “Se poi aggiungi poco pesce, poco divertimento, campi gara condivisi ecc…il resto son illazioni.”

I virgolettati corsivi, ancora, riportano le parole dell’atleta come riportate nei suoi interventi sui social network.

Noi, confidando ancora nella nota franchezza di Alice, la abbiamo sentita. Alice è ritornata sulle motivazioni della sua assenza, forse ancora più infastidita di prima dalla “troppe e fantasiose storielle” che sono circolate riguardo il loro abbandono.

“Non c’è nessun altro motivo, dietro la mia personale assenza, se non quello prettamente lavorativo. Partecipare ad un Campionato per due anni di seguito richiede un salasso di tempo e denaro. Farlo per il terzo anno di seguito, a fronte di un carico lavorativo che, proprio immediatamente dopo l’assoluto del 2022, è gravato ancor di più sulle mie spalle (a causa del venire meno di una risorsa lavorativa in clinica, ndr), sarebbe stato un suicidio. Certo poi sentire che circolano ipotesi fantasiose, ed a volte davvero assurde, non giova a ritrovare motivazioni. Se pensi che addirittura si è parlato di motivazioni legati ad una promiscuità tra uomini e donne, nella logistica delle trasferte, una cosa assolutamente falsa, folle, fuori dal mondo, che certamente fa male al movimento ma anche, e soprattutto, agli atleti come persone.”.

Abbiamo quindi chiesto ad Alice quale possa essere un rimedio per garantire continuità a questa disciplina al femminile. Alice ha risposto che la soluzione che vede “potrebbe essere il rivedere la formula di questo Campionato, magari collocandolo ad ottobre, in campi di gara diversi rispetto a quelli degli uomini, per estensione, profondità e durata della gara. Immaginare qualcosa di più simile ad un raduno, con una formula di gara a pinne, magari in zone d’Italia più facilmente raggiungibili da tutte e con minori esborsi. Pensiamo ad una ragazza di vent’anni che non dovrebbe più spendere per parteciparvi cifre dell’ordine di almeno due stipendi normali. Parlo di raduno perché sono dell’idea che la pesca debba unire (come d’altronde fa, normalmente, fuori dalle competizioni) e non disunire. Ci si vede, si fa la pescata partendo a nuoto da terra, poi la sera si è tutti insieme a divertirsi mangiando e bevendo insieme. Poi la competizione ci sta: sono stata e sono sempre un’agonista. La medaglia o essere chiamata campionessa mi fa piacere, ma non mi cambia la vita.”

Alessandra Totaro, che più di tutte le altre atlete nell’ultimo periodo è stata maggiormente assente anche dalla scena social, ci fornisce la seguente risposta:

Carlo Forni: “Ciao Ale come stai? Viste le polemiche sull’Assoluto femminile di quest’anno mi sembra giusto chiedere anche a te un paio di opinioni. Avete lasciato insieme a Ferrari e Martinelli tutte insieme le competizioni, come mai? Non pensi sarebbe stato più responsabile parlare con la federazione se c’erano problemi specifici comunque non abbandonare tutte insieme il settore lasciandolo così scoperto? Cosa pensi del valore del titolo di quest’anno?”

Alessandra Totaro: “Buongiorno Carlo. Il motivo per cui ho lasciato è legato a questioni strettamente personali. Credo infatti di non aver mai scritto nulla in merito e né ho intenzioni di farlo. Abbiamo lasciato contemporaneamente perché era già da prima che ognuna di noi condivideva con le altre le proprie difficoltà a parteciparvi e questo è stato, per ognuna di noi, l’unico momento giusto per farlo. Inoltre il nostro compito “di metter su una squadra di pescasub femminile” era giunto a termine, sia come tempo che come impegno. Ognuna di noi si è prodigata in tal senso. Quindi, non essendoci “problemi specifici” la Federazione non avrebbe potuto fare molto in merito. Anzi sono stati disponibili ed interessati a noi per eventualmente sostenerci al fine di evitare il nostro allontanamento dalle gare.
Il titolo di quest’anno è di tutto rispetto, prima perché, secondo il mio modesto parere, o 6 o 2 non cambia un granché, poi la competizione era aperta a tutte e solo loro due si sono presentate, qualche merito solo per questo lo avranno non credi?”.

Sentite le atlete assenti, e già in fase di pubblicazione di questa seconda parte dell’articolo, ci giunge la notizia, dalla stessa atleta, che Federica Randazzo, non potrà partecipare al Campionato Mondiale di Laredo, per problematiche di salute che non le consentono di gareggiare. Ci spiace per Federica, a cui auguriamo un pronta guarigione, e ci spiace per la situazione della pescasub femminile nazionale che subisce l’ennesimo colpo.

in questo mondiale la De Lullo avrà l’opportunità di dimostrare, senza se e senza ma, le sue capacità, seppur ci rendiamo anche conto quale carico emotivo e di responsabilità possa gravare sulle sue spalle.

Ricostruiti tutti i passaggi e preso atto di quanto letto e sentito, al nostro compito manca l’ultimo passo per ritenersi assolto.

Avevamo promesso al lettore paziente, e capace di giungere fino al termine di questo scritto, che lo avremmo posto nelle condizioni di dare delle risposte alle domande essenziali, e per facilitarlo ulteriormente le riproponiamo qui con i necessari supporti per l’analisi.

Ci eravamo chiesti se sia davvero attuabile la pescasub femminile: se un accordo trasversale è stato riscontrato, tra chi abbiamo ascoltato e quello che abbiamo letto sui social, questo sicuramente sta nell’opinione comune che ci sia molto di perfettibile, sia a livello organizzativo che a livello normativo (peso delle prede diverso da quello degli uomini, campi di gara e giornate coincidenti tra uomini e donne, numero minimo di partecipanti per un campionato valido, questi i temi condivisi). Dai commenti e dalla nostra analisi una possibilità di migliorie approvabili, riguardo alla pescasub femminile, potrebbe essere quella di eliminare le differenze di peso delle prede tra uomini e donne e campi di gara differenziati, possibilmente ritagliando dallo stesso campo di gara, un’area in cui possano pescare solo le donne ovviando così alla necessità di ulteriore personale per la vigilanza e la sicurezza che deriverebbe da campi di gara distinti e separati. Anche il cammino più lungo, non può che partire dal primo passo. 

Ci chiedevamo anche se esistesse oggi, per la pesca in apnea, un vero e proprio “movimento della pescasub femminile”: atlete e dirigenti federali hanno parlato di obiettivi legati al costruire una squadra di pescasub femminile, un movimento è qualcosa di più. Un movimento si costruisce a partire da una base, dal reclutamento giovanile, dalla formazione, dalle gare selettive, dalle associazioni che andrebbero incentivate e coinvolte. C’è questo nei programmi?

Si può lasciare alla sola iniziativa, o ispirazione personale, della singola pescatrice il proporsi come atleta? Beh, proviamo ad immedesimarci in una ragazza che magari ha delle capacità e la passione per la pesca in apnea: dopo aver fatto un giro sui social, letto solo polemiche, contestazioni, ipotesi non edificanti, quale sarebbe la voglia residua di affacciarsi a questo mondo? D’altronde è la stessa situazione per gli uomini: un giovane, oggi, che incentivo psicologico ha a partecipare ad una gara, se sul mondo dell’agonismo può soltanto leggere gli aspetti negativi?

Sta al DT della nazionale o alle atlete della prima ora la responsabilità dell’innesto di nuove leve? Siamo sempre al punto di cui sopra, l’obiettivo è costruire una squadra di pescasub femminile, magari con tanto di riserve e qualche comparsa, per popolare un po’ l’assoluto e partecipare alle gare internazionali? Quali sono gli obiettivi ed i programmi della Federazione?

Cosa ne pensano davvero gli atleti uomini dello Pesca in Apnea al femminile? “L’omo, se sa, è cacciatore!”. E la donna? La donna è vista come fuori luogo in queste competizioni? Solo come veicolo comunicativo di un’immagine più moderna e spendibile della disciplina? Come un’invasione di campo? O semplicemente come un’atleta (come nella boxe, nelle arti marziali, nell’atletica leggera, nel ciclismo, nell’apnea stessa…) che compete in un circuito distinto e di pari dignità? Sarebbe interessante raccogliere, in interviste strutturate, il parere di agonisti, addetti ai lavori e semplici appassionati e tifosi.

Non è detto che non possa essere questo il prossimo passo…se a qualcuno interesserà.