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Non è il mare più famoso, ma l’Adriatico del centro nord Italia certamente offre, per i più esperti, ottime possibilità di pesca…soprattutto spigole!

L’Abruzzo è la regione del centro Italia, con ad Est l’Appennino Centrale e ad Ovest l’Adriatico, e capoluogo l’Aquila. E’ la regione famosa certamente per le sue montagne e i suoi parchi, con in particolare il Parco Nazionale dell’Abruzzo, ricco di flora e soprattutto fauna, unica e affascinante. In particolare la tutela di una specie a rischio come l’Orso Marsicano fa di questo parco e dell’Abruzzo un luogo di tutela naturalistica importantissimo. 

Anche Chieti e Pescara sono però due città interessanti. La prima, a circa 15 km dalla costa adriatica, leggermente più a Sud di Pescara, offre diversi spunti storico-naturalistici, come il Museo Archeologico Nazionale di Abruzzo,con il colossale Guerriero di Capestrano, oppure le aree archeologiche dell’Anfiteatro e dei Templi Romani. Dell’800 il Teatro Marrucino, internamente un piccolo gioiello architettonico in stile sfarzoso. Da non perdere anche la Cattedrale di San Giustino, con anche la sua Cripta. Villa Frigerj, con il suo parco ottocentesco, è anch’essa una tappa affascinante. 

Pescara, proprio sulla costa Adriatica, è una delle città più note dell’Abruzzo, assolutamente da visitare per unire il mare ai giri turistici culturali. Certamente il Museo Casa Natale di Gabriele D’Annunzio, un edificio del ‘700 che ospita un percorso museale dedicato a Gabriele D’Annunzio, nel cuore della città vecchia, è una tappa importante. Ma è proprio Pescara Vecchia ad essere piacevole da visitare in passeggiata, scoprendo il passato glorioso della città marinaresca, che purtroppo nel 1943 fu bombardata e fortemente danneggiata. 

Pescara, poi, offre anche piacevoli passeggiate sul lungomare, completo di ciclabile per chi volesse spostarsi in bicicletta. Il porto canale di Pescara, fra i più grandi d’Europa, è caratterizzato dai Trabocchi, delle costruzioni in legno su palafitta utilizzate per pescare in mare aperto senza la necessità di utilizzare imbarcazioni.

 

La giornata di pesca in Adriatico

Ed è proprio uno stupendo Trabocco che caratterizza lo spot di pesca dove Massimo De Pascalis, amministratore del Gruppo Pesca Apnea Abruzzo (quelli della Bona Pesca), ci ha portati per il nostro battesimo nelle acque dell’Adriatico Centrale. Qui, è presente un affascinante ristorante “Punta Cavalluccio“, realizzato proprio sul trabocco, con una posizione invidiabile sopra il mare e un menù di pesce freschissimo e ad un prezzo ragionevole (www.traboccopuntacavalluccio.it). 

Piaceri gastronomici a parte, la giornata è ottima, calda e soleggiata nonostante il periodo di fine novembre. L’acqua appare limpida, nonostante l’Adriatico Centrale quasi sempre “regali” un’acqua torbida con visibilità molto ridotta. Immersi nelle fredde acque dello spot, a circa 14 °C (in inverno l’Adriatico scende molto di temperatura rispetto al Mediterraneo), iniziamo a pescare su un fondale sabbioso con grossi massi distribuiti qua e là e ricoperti di coralligeno e alga. L’equipaggiamento ci permette di essere comunque ben protetti con la muta Seac Kama 7 mm, sia per giacca che pantaloni, le pinne Motus Kama con mimetica coordinata con la muta, e maschera One Kama, anch’essa coordinata. A supporto la plancetta Seamate, dove abbiamo appoggiato dei pesi mobili e dell’acqua.

 

La visibilità si dimostra subito inferiore alle prime impressioni, soprattutto uscendo verso il largo, considerando che comunque la profondità aumenta lentamente, e ci troveremo sempre a pescare dai 6 ai 9 metri circa. In pratica la visibilità si riduce talmente tanto che spesso ci si trova con la punta del nostro Seac Guun 75 dentro la sabbia durante la discesa. La tecnica è quindi quella dell’aspetto appoggiati sulla sabbia. Massimo, super esperto pescatore di spigole, ha già notato dal colore chiaro di una spigola catturata da un amico qualche giorno prima, che questi serranidi si stanno spostando sulla sabbia. E infatti sarà Massimo che proprio appostato in aspetto sulla sabbia, catturerà una bellissima spigola che gli passa davanti nel torbido. 

 

Quindi, aspetto in acqua torbida, una tecnica di pesca piuttosto complessa e disorientante per chi è abituato ad acque limpide come quelle, per esempio, della Sardegna. Bisogna crederci, aspettare che una sagoma allungata passi davanti alla punta dell’arbalete e scoccare il colpo d’istinto. Di seguito un video spettacolare che rende l’idea, realizzato dall’esperto e forte Massimo De Pascalis. 

 

Le zone di pesca secondo Massimo De Pascalis

Le zone di pesca in Adriatico Centrale sono molteplici, ma bisogna conoscerle bene, anche proprio per le difficoltà che nascono dall’acqua torbida. Massimo De Pascalis ci da qualche utile consiglio.

“La costa del medio Adriatico è estremamente imprevedibile per via del numero di fiumi che vi sfociano, della vicinanza con le alte montagne, della conformazione del fondale che è di basso fondo, e non garantiscono sempre una visibilità operativa. La prima zona che vi descriverò è quella dello Scoglio della Balena, che prende il nome proprio da una balena che vi si arenò regalando un emozione che lasciò un segno indimenticabile alle genti del luogo. Questo luogo è riconoscibile per la presenza di un piccolissimo porticciolo che offre ricovero a una trentina di barche dedicate alla piccola pesca professionale. Inutile dire che il pallone è vitale e bisogna prestare sempre la massima attenzione al traffico dei numerosi natanti che lo frequentano. Allo Scoglio della Balena in località Vallevò c’è un trabocco e di fronte, ad una cinquantina di metri, inizia una piccola scogliera della quale una parte semi affiorante che segue parallelamente la costa per poi allargarsi verso sud con scogli alti e frastagliati. Qui sono frequenti spigole, saraghi e pesci serra. Da lì, proseguendo verso Sud, vi è un fondale scoglioso interessantissimo, che forma una fascia larga un centinaio di metri che si protende fino alla località La Foce distante circa 500 metri. Questa zona di sottocosta è un ambiente di splendide sorprese ed è la seconda zona interessante che voglio descrivervi. La Foce prende il nome appunto da un piccolo fiume che getta acqua dolce attirando molte specie. Al largo de La Foce ci sono degli scogli molto interessanti che movimentano il fondale con grossi massi che partendo da un fondale di 5 metri arrivano anche ad una profondità di un solo metro e mezzo. Qui prestate la massima attenzione perché i saraghi non mancano, ma sono provvisti di un incredibile istinto di conservazione. Il terzo spot è sicuramente il più complesso e battuto dai pescasub, ed è Punta Cavalluccio. Questo luogo ha un sottocosta frastagliato ed in alcuni punti gli enormi scogli creano dei veri e propri corridoi dove ci passano anche pesci di peso veramente interessante, e ci si può incontrare di tutto. Più a largo il fondale arriva ad un massimo di 9 metri, ma la scarsa visibilità e la scaltrezza delle prede vi costringerà ad apnee rilevanti dovute agli spostamenti sul fondo che vi serviranno per occultarvi e così sorprendere la preda che non risulterà mai distratta. Le scogliere si alternano a zone di sabbia che spesso possono regalare delle catture inaspettate come le ombrine. Armatevi di pazienza e cercate perché come sempre la scarsa visibilità non vi aiuterà a trovare facilmente le scogliere sommerse. Quando avrete finito la battuta potrete scegliere di rifocillarvi in uno dei famosi trabocchi ormai trasformati in eccellenti ristoranti. Vi auguro buon divertimento!”

 

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