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Si è concretizzato nel primo Campionato del Mondo per Club di pesca in apnea tenutosi a Biserta, in Tunisia, la cui cronaca abbiamo già presentato, il sogno di molti organizzatori ed atleti che volevano una competizione internazionale aperta al mondo. Con Gabriele Delbene vi raccontiamo la competizione dal di dentro, come foste anche voi un capione di pesca in apnea.

A nobilitare questa manifestazione la partecipazione di club del continente africano, sudamericano ed europeo, quest’ultimo molto ben rappresentato. Tra gli atleti di spicco George Vasiliou, Campione del Mondo individuale 2016, titolo conquistato nell’abisso dell’isola greca di Syros.

Vasiliou – Molteni

La storia e la tradizione vincente spagnola non ha mancato di evidenziarsi. La pesca abissale in assetto variabile tanto amata e praticata dagli iberici è stata protagonista ed si è espressa al meglio con Raul Astorga, un nuovo talento, che ha capitanato il team TRAFALGAR. Astorga, già Nazionale del super squadrone spagnolo ed esperto della pesca in corrente impetuosa caratteristica dello stretto di Gibilterra, ha condotto la sua squadra negli abissi nordafricani estraendo dagli anfratti diversi esemplari di grosse cernie, grossi dotti ed addirittura 4 stupendi esemplari di pagrus auriga. Tali esemplari, rari nel mediterraneo del nord, sono state catturate tra i 42 ed i 50m di profondità, utilizzando zavorre a sgancio rapido fino a 18kg per ridurre i tempi di discesa.

Spain – Astorga

Il team con Gabriele Delbene, insieme a Roberto dell’Avanzato e Dario Maccioni, componente del Club Azzurro e quarto individuale al mondiale greco 2016, rappresentavano il SUB CLUB BRESCIA. Un terzo posto finale con un secondo posto nella prima giornata sono un ottimo risultato di una gara, ci racconta Delbene, condotta rischiosamente all’attacco nel tentativo di conquistare la vittoria.

Ma l’equipaggio più titolato era quello con il 3 volte Campione del Mondo individuale Renzo Mazzarri, Riccardo Molteni e Nicola Riolo. Nonostante l’età non più verdissima, con tutto da perdere e poco da guadagnare, questi Campioni che continuano a fare la storia sportiva ed etico morale della pescasub, si sono messi in gioco pienamente ed erano in piena corsa per la vittoria. Hanno trovato tre posti pazzeschi: “Il vagone”, una formazione rocciosa a forma di parallelepipedo perpendicolare alla costa dove hanno poi vinto la prima giornata i ciprioti di Vasiliou; un piccolo pezzo di relitto abissale con dentici e dotti enormi che non avevano mai visto l’uomo ed un catino bassissimo sui 30m stracolmo di dotti giganti. Purtroppo il cambiamento totale delle correnti ha mischiato le carte in negativo per la squadra favorita dal pronostico.

Delbene Molteni Mazzarri Riolo

Comportamento agonistico in evoluzione per i rappresentanti di Tunisia, Libia e Algeria che si sono ben comportati al di sopra delle aspettative. La gara ha confermato il trend che da anni sta vivendo l’agonismo internazionale. Le prede di mole che fanno la differenza si concentrano in profondità un tempo proibitive. Sempre il team SUB CLUB Brescia ci ha raccontato di aver impostato la gara tra i 34 ed i 40m per non rischiare troppo l’inefficacia della loro azione che sarebbe stata molto ostacolata in caso di meteo sfavorevole. Ma attualmente i 35\40m sono una quota non più considerata estrema. Questo è allo stesso tempo un paradosso, ma anche un segno dei tempi moderni.

L’organizzazione ha mostrato molte luci ma anche qualche piccola ombra. Una su tutte è stata la bilancia usata all’aperto e che non consentiva una precisione della pesata, pecca purtroppo presente anche in alcune competizioni italiane. Precisione imprescindibile in una competizione di questa importanza.

Abbiamo intervistato Gabriele Delbene, del team che ha ottentuo, fra gli italiani, il migliore risultato di questo primo mondiale per Club.

Maccioni Delbene

AP: Gabriele, raccontaci i giorni prima della gara, quando avete preparato i campi. Come avete proceduto, cosa avete trovato?

Abbiamo avuto solo tre gg utili di preparazione poichè nelle competizioni di alto livello nell’ultimo giorno precedente le gare è severamente vietato anche solo attraversare il campo di gara con o senza fucili a bordo. Le condizioni meteo impegnative ci hanno messo a dura prova. Ricordo in particolare che per riuscire a segnare il punto gps esatto di una grossa cernia scovata in corrente in una tana maestra sui 39m ci abbiamo impiegato quasi un’ora di sforzi tra rilocalizzazione, posizionamento corretto del pedagno ed ispezione dell’anfratto.

AP: Raccontaci la prima giornata di gara dalla sveglia, a cosa hai mangiato, a quando siete arrivati al gommone, il controllo attrezzatura, al piano fatto per il giorno 1 e come poi si è evoluta la giornata: i punti segnati andavano bene, c’era pesce? che condizioni del mare?

Il giorno della parata e dell’inaugurazione della manifestazione siamo riusciti a ritagliarci un’ora e mezza per la preparazione dei fucili. Una mezzoretta dedicata al controllo gommone e programma punti in porto poco prima di cena. Colazione per Dario e Roberto con pasticceria e caffè, io solo una camomilla e polpa frullata di fragole fresche in un bar sul mare. Nel primo segnale ho lasciato scendere Dario che al primo tuffo con un 110 monogomma ha subito insagolato un dotto sui 4 kg. Ci sono voluti un paio di tuffi congiunti e l’ausilio della boetta leggera da trazione per poterlo estrarre. In una pausa del lavoro di recupero del dotto, Dario (Maccioni) ha sparato ad una cernia sui 10kg che era il nostro primo obiettivo. Mentre scendevo a doppiarla ho colto di sorpresa un dotto di più di 5kg che sgattaiolava da un ciglietto ad un’altro. Poi nel tuffo successivo ho doppiato la cernia in trazione sparata benissimo in testa da Dario e l’ho estratta dal cunicolo stretto dove si era rifugiata. A quel punto sono arrivati Vincenzo Magnani e Bessem che ci filmavano. In una lunga planata ho individuato sui 37m uno spacco verticale, basso, buio e stretto, abitato da due cernie che mi sembravano al limite del peso (7kg). In un paio di tuffi con l’aiuto di Dario ho catturato la più grande, intorno ai 10 kg scarsi. A quel punto era passata metà gara e siamo andati a cercare pesce bianco.

AP: Raccontaci la seconda giornata di gara, dalle vicissitudini del giorno prima (furti ecc), alla sveglia, a cosa hai mangiato, a quando siete arrivati al gommone, il controllo attrezzatura, al piano fatto per il giorno 1 e a come poi si è evoluta la giornata.

Durante la notte tra prima e seconda giornata ci hanno derubato due volte, i fucili ed una tanica di benzina rompendomi anche il vetro dell’auto. Fortunatamente è emerso lo spirito di amicizia, e grazie a Valentina Prokic e alle squadre maltesi e croate abbiamo potuto sopperire alle mancanze. Abbiamo condotto la gara all’attacco cercando di prendere almeno 2 delle 6 grosse cernie (anche vicine ai 20kg) che avevamo marcato in preparazione. La partenza era su un ciglio magico con una quarantina di corvoni tra gli 800grammi ed i 2kg. Due cernie di 12 e 8kg facevano da contorno. Putroppo nel secondo giorno nulla all’orizzont; era salito il moto ondoso, cambiata la corrente, raffreddata la temperatura e spariti i pesci. In quelle condizioni abbiamo impiegato molto tempo per controllare gli altri segnali.

AP: Quale la preda di maggiore soddisfazione? Quando la avevate individuata? Dove si trovava? Quando ti sei buttato in acqua chi c’era con te? Descrivi l’azione di pesca, dalla discesa sullo spot segnalo, a quando hai visto la preda, a come la hai avvicinata e alla fine in che modo la hai sparata e riportata su, anche con l’aiuto o meno del compagno in acqua. Quale fucile avevi?   

Sulla cernia di poco meno di 10kg trovata in planata senza conoscerla ho agito intanto pedagnandola con molta precisione. Dario era poco lontano che stava mettendo in barca la prima cernia grossa. Ho preparato il tuffo con attenzione poichè non sganciavo tutta la zavorra ma usavo la tecnica dell’assetto variabile misto (3kg nello schienalino). Mi ero ripromesso di non sparare subito nel timore di colpire un pesce sottopeso. Una volta infilatomi completamente nella lunga tana ho valutato la grandezza della cernia più grande. Trovandomela di muso l’ho sparata volutamente con un 110 monogomma con asta lunga e facile da raggiungere e gestire. Poi, messa in trazione la cernia con una boetta leggera, l’abbiamo spostata all’imboccatura ed infine doppiata per sicurezza una volta estratta dal buco.

Partenza

Conclusioni

Un evento appassionante e organizzato in una location entusiasmante, con qualche pecca organizzativa di gioventù da parte della Federazione tunisina.

Qualche nota un poco stonata purtroppo da parte di un team di atleti italiani che non sono stati presenti né alla riunione protocollare dei capitani, né alla parata organizzata per la cerimonia di inaugurazione della manifestazione con l’intonazione degli inni nazionali, e che non hanno presenziato al relativo discorso del Ministro dello Sport tunisino. Questi atleti hanno preferito dedicare la giornata ad una battuta di pesca fuori campo gara, in un giorno nel quale è proibito anche solo attraversare il campo gara come indicato dal regolamento: “Sono comportamenti punibili con la TOTALE SQUALIFICA – essere in campo gara, con o senza fucili da sub, prima dell’inizio ufficiale della competizione nei giorni di gara o il giorno precedente”. Sarebbe quindi opportuno evitare anche solo di andare in mare il giorno prima della gara per non essere coinvolti in reclami e controlli che, giustamente, sono stati fatti, e che nella riunione di commissione sono stati valutati, per poi decidere, a seguito delle verifiche sulle rotte GPS, di non penalizzare il team. Mancanze, quelle degli atleti coinvolti, probabilmente giustificate dall’inesperienza nelle competizioni. Ci auspichiamo comunque di rivedere in gara questi atleti, ma con un atteggiamento più attento nei confronti dell’organizzazione, delle istituzioni e delle regole, scritte o non scritte, di gara.

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