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Giacomo De Mola, è un fortissimo campione di pesca in apnea a livello internazionale, con vittoria della Coppa città di Rovigno (Croazia) nel 2016, terzo posto al campionato Euro-African a Lussino (Croazia) nel 2017, vincitore della Dive In Cup lo stesso anno e terzo l’anno successivo, secondo e terzo alla World Cup a Palma nel 2016 e 2017, e nel 2018 terzo alla Semana Master a Palma di Mallorca 2018 e primo sempre a Palma 2018 all’Open Pedro Carbonell. Infine, un eccezionale 5 posto assoluto al Mondiale di Syros (Grecia) 2016.

Semana Master 2018

Giacomo in Italia è molto amato, ma è stato criticato da alcuni per il fatto di essere stato convocato più volte in Nazionale senza essere passato attraverso le selettive e il campionato di seconda.

Una norma del regolamento prevede però che gli atleti che abbiano vinto una medaglia nelle competizioni internazionali quali Mondiale o Euro-Africano possono passare a fare direttamente il campionato di seconda senza passare dalle selettive, e questo è ciò che Giacomo ha fatto. Lo abbiamo voluto intervistare su questo argomento a seguito di un suo eccezionale terzo posto assoluto nel campionato di seconda svoltosi a Civitavecchia, che lo porta evidentemente in prima categoria il prossimo anno, e che chiude con le critiche di alcuni che, alla fine, hanno così ricevute tutte le risposte ai loro dubbi e commenti.

Giacomo De Mola third position
Giacomo De Mola piazzatosi terzo al campionato di seconda 2018

Apneapassion: Cosa significa trovare l’umiltà per passare dal mondiale al campionato di seconda con tutto da perdere e alto rischio nel confronto con i pescatori locali ed esperti delle condizioni di acqua torbida e poco profonda?

Giacomo De Mola: Nel  regolamento nazionale  e’  stata  inserita una norma per la quale chi ottiene una medaglia al mondiale o all’europeo accede di diritto  al campionato di seconda. Ho fatto cio’ che reputavo giusto e ho partecipato.

Sicuramente avevo tanto da perdere, ma avevo anche un grande stimolo di confrontarmi in una gara ad armi pari con spostamenti in gommone e preparazione, con il circuito italiano che ha tanto contestato la mia convocazione in nazionale. Il confronto era molto allettante per me.

Per quanto riguarda l’acqua torbida e poco profonda, anche qua non capisco perchè sia  così strano per molti. Ho vissuto ed imparato a pescare ad Ancona, in adriatico centrale. Per me l’acqua pulita era 2 metri di visibilità e la profondità media era tra i 5 e i 13 metri. Poi ho passato inverni interi a cavallo dei miei 20 anni a pescare nel mare delle Andamane,  in Thailandia, con correnti di marea con sbalzi di 4 metri, che praticamente a tratti annullavano la visibilità del fondale fangoso.

Civitavecchia mi ha riportato a ricordare quei momenti e ad apprezzare di più la scelta di viviere nell’ultimo decennio in Egeo con condizioni opposte. Ma la pesca è come andare in bicicletta, non si dimentica.

AP: Passare dalle acque profonde e cristalline della Grecia a quelle torbide e meno profonde di Civitavecchia, alla ricerca di prede anche diverse dalla Grecia, cosa ha richiesto? Quale attrezzatura hai utilizzato rispetto a quella che usi nelle acque greche?

GDM: Sicuramente la situazione, soprattuto nella settimana di preparazione, era pessima,  con visibilità scarsa da 50cm a un metro e mezzo, e taglio freddo. Ho preparato cercando  con lo scandaglio i punti che mi ispiravano e planando a tastoni per trovare i tagli o le tane. Poi in gara le condizioni sono migliorate molto, e il mio pensiero era che migliorasse troppo e annullassero il lavoro fatto in preparazione.

Condizioni, quindi, sicuramente difficili e opposte al mar Egeo in cui vivo. Le specie ittiche,  tuttavia, sono le  stesse a cui sono abituato a pescare nelle gare alle quali ho partecipato in  Croazia e Spagna, di conseguenza le attrezzature che ho usato sono quelle per quel tipo di gare: fucili Pathos Laser da 60 e 75 con fiocina a 5 punte, e un Pathos Sniper 85 con thaitiana da 6,25 e mogomma da 17 per scorrere. Ho usato le nuove pale Pathos Ultimate  morbide, adatte a una pesca veloce e ottime per non stancare la gamba dopo 10 giorni filati tra preparazione e gare. La muta Pathos Team da 5mm era lo spessore ideale per la gara, utilizzando poco piombo per le rapide discese.

AP: Come hai vissuto momento per momento la gara e quando hai capito di avercela fatta, anzi, più che fatta?

GDM: Prima di tutto vorrei parlare della preparazione, che è stata molto dura, io e il mio secondo abbiamo incontrato veramente poco pesce, e con quell’acqua che non accennava al miglioramento, le giornate erano eterne e poco redditizie, e pensavo che gli atleti locali avessero un gran vantaggio. In preparazione ci sono stati momenti in cui pensavo che non sarebbe andata bene.

In gara poi la situazione visibilità è migliorata molto e soprattutto il primo giorno ho fatto dei cambiamenti tattici in corsa, che si sono poi rilevati corretti. Infatti, nei primi 3 segnali sono andato a vuoto. Poi cambiando. e mettendomi a scorrere ho accelerato il ritmo delle catture fino ad arrivare sui segnali più fondi dove avevo delle mostelle che mi hanno dato  quell’entusiasmo per finire la gara bene.

Nella seconda giornata la prima parte ho pescato a segnale dividendomi i pesci con diversi altri concorrenti. La parte più divertente è stata in partenza su un segnale in comune con Stefano Claut. Siamo arrivati assieme e abbiamo preso un pesce a testa; ci siamo gasati entrambi ed è stato divertentissimo, con massima sportività tra avversari e amici.

Poi, sui succesivi segnali per i gronghi era un inferno 20 gommoni e un groviglio di palloni. Con astuzia e un pizzico di fortuna sono riuscito a prendere 2 serpentoni.

La gara  successivamente è stata in salita per un ora circa, con tutti i segnali occupati, e ho così deciso di mettermi a scorrere su una strisciata sui 20 metri in cui avevo visto una volta dei saraghi girare e una bella tana che in preparazione era vuota, ma che sembrava veramente bella per non essere abitata, e infatti scorrendo là ho preso una murena, un sarago e un saragone da kg, che era proprio nel taglio che avevo reputato bello in preparazione. Lì ho capito che  avrei fatto un buon risultato. L’ultimo scorfano lo ho preso allo scadere del tempo proprio davanti ad un altro concorrente. Questa e’ stata la ciliegina sulla torta.

Giacomo De Mola and Mirco Ominetti
Giacomo De Mola e Mirco Ominetti

AP: Quali sensazioni ti da questo podio e cosa vorresti dire a chi ti ha messo in discussione più volte per la tua mancanza di titoli e qualificazioni in Italia? 

GDM: questo Podio è una grande soddisfazione, tutti aspettavano che al confronto  con  il circuito, senza cernia valida, con acqua torbida e bassofondo e 50 concorrenti agguerriti,  non sarei stato all’altezza. E’ stata soprattutto una conferma personale che ora mi rende piu’ forte psicologicamente. Quindi ben venga.

Per me il fatto più curioso è che nelle gare di alto livello a cui ho partecipato, quali mondiale o europeo, o Master di Palma, i miei avversari si preoccupano e mi temono per quello che posso fare in acqua, e mi rispettano fuori.

Avere l’amicizia, la stima  e il rispetto come atleta e come persona da parte dei campioni Top in circolazione nel mondo come Spagnoli, Portoghesi, Croati e Greci, oltre che dei miei compagni di Nazionale, per me  è gia’ la risposta. Il resto si commenta da se e ormai non me ne curo più. In italia si tende a chiacchierare molto dalla tastiera, ma questi comunque sono i fatti, e i miei detrattori dovranno farsene una ragione.

AP: Ed ora quale sarà la prossima sfida? L’assoluto del prossimo anno come lo affronterai?

GDM: Per ora mi godo il rientro nel mio Egeo, prima dell’Assoluto ci saranno altre gare, come il Master di Palma de Mallorca o la Dive in Cup di Zara, e forse una gara a Tenerife dove sono stato invitato. L’assoluto lo affronterò a tempo debito, come tutte le altre gare, cercando di fare del mio meglio, con una buona prearazione e con grinta, e l’illusione di potermi piazzare nelle prime posizioni.

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