E’ stato il Campionato Italiano Assoluto di Pesca in Apnea capace di consacrare il migliore atleta italiano, Giacomo De Mola, ma anche il Campionato che ha costretto tutto il movimento a fermarsi e a riflettere sulla sicurezza.

Sicurezza e risultati

L’Assoluto 2026, organizzato a Mazara del Vallo il 26 e 27 giugno, si è infatti concluso dopo una sola giornata di gara, vinta appunta da De Mola con risultato netto. La seconda prova è stata annullata in seguito al grave incidente occorso all’atleta pugliese Valerio Losito, colpito da sincope durante un’immersione. Dopo il trasferimento d’urgenza in ospedale e il ricovero in terapia intensiva, Losito è stato successivamente trasferito a Palermo. Le notizie positive arrivate nei giorni successivi hanno rappresentato il sollievo più grande per tutto il mondo agonistico, con un recupero praticamente totale di Valerio in qualcosa che appare quasi un miracolo, e che la Dottssa Amaddii, Medico Federale FIPSAS, nella nostra intervista spiega con preparazione e cognizione di causa.

Fino a quel momento la manifestazione si era svolta regolarmente. Dopo il briefing della vigilia presso la sede della Lega Navale Italiana di Mazara del Vallo e la consueta partenza del mattino, gli atleti avevano affrontato il campo gara del Biscione senza essere a conoscenza dell’accaduto. Solo al rientro in porto, durante la consegna del pescato, il clima è cambiato radicalmente: le classifiche sono improvvisamente passate in secondo piano.

Dal punto di vista agonistico, la giornata ha incoronato Giacomo De Mola, autore di una prova di altissimo livello con dodici prede valide, cinque specie, il bonus corvine e il prezioso dotto che ha fatto la differenza, per un totale di 20.161 punti. Alle sue spalle Marco Muti, secondo con 17.107 punti e anch’egli autore di una prestazione estremamente solida, mentre il beniamino di casa Giuseppe Gentilino ha chiuso terzo con 14.185 punti, confermando ancora una volta il proprio valore sui campi siciliani.

Quarto il giovane Riccardo Golini, con 13.638 punti e titolo Under 35. A seguire, tutti autori di buone prove, nell’ordine fino alla 15ª posizione: Luca Vallicelli, Nicola Strambelli, Andrea Fazzolari, Riccardo Emma, Roberto Praiola, Alfonso Cubicciotto, Claudio Marconcini (Team Apnea Passion), Simone Cristiano, Roberto La Mantìa, Luigi Puretti e Gian Nico Sassu. I restanti 13 atleti in classifica tutti con percentuali inferiori al 35%.

Il risultato sportivo rimane importante, ancor più ora che Valerio Losito sta ottimamente, fuori da ogni pericolo e senza alcun danno permanente. Abbiamo chiesto ai primi classificati della loro gara, ma soprattutto di come hanno vissuto questi eventi e di come ritengono possa essere migliorata la sicurezza in gara.

Giacomo De Mola Campione 2026

Le parole del Neo Campione Italiano Giacomo De Mola, ai nostri microfoni il giorno della proclamazione, sintetizzano perfettamente lo stato d’animo di tutti in quel momento: “Il Campionato passa davvero in secondo piano, per quanto successo a Valerio. Però questa cosa ci deve far capire che dobbiamo fare qualcosa per la sicurezza. C’è stato un bel segnale da parte di tutti gli atleti: ci siamo detti ‘Ragazzi così no! Così non va bene!’. Dobbiamo lavorare per far sì che questi incidenti non accadano, in primis, ma quando accadono ci deve essere una preparazione, una struttura che ci possa far essere sereni nel fare un Campionato. Da atleti dobbiamo muoverci, per poter comunicare le nostre sensazioni e le nostre idee a chi organizza: la bombola d’ossigeno, ad esempio, ero l’unico ad averla a bordo in questa gara quando potrebbe essere obbligatoria; più di un medico in assistenza, magari anche una camera iperbarica di quelle a carrello della Marina Militare al porto. Io credo non sia così difficile.

De Mola consegna cavetto Mazara

Riguardo la sua gara, De Mola riporta alcuni passaggi significativi: “Siamo tutti felici per com’è andata la ripresa di Valerio Losito. Perché Valerio ora è a posto e sono riuscito a parlarci per telefono e quindi ci siamo scongiurati questo magone. Per la gara, ovviamente ero partito con il massimo target assieme a Igor Bisulli che si è messo a disposizione per aiutarmi nella mia preparazione. Al Biscione, dato che già nel 2019 avevo vinto la giornata su quel tratto di mare, mi aspettavo appunto di fare bene. […] È stato comunque difficile: sembra che tutto sia andato come doveva, ma in realtà in gara è andato tutto al contrario: le corvine abbiamo avuto un po’ più di difficoltà a chiuderle; sono riuscito a individuare un cappone che non avevo, quindi ci è andata diciamo bene in quel tuffo; sulla mostella ho fatto tre tuffi perché c’erano in giro anche dei tordi e quindi sono riuscito a prendere tre pesci su questo posto in circa 30-31 metri. Mentre il jolly della gara è stato il dotto. […] Dopo alcuni tentativi non andati a buon fine, quando mancava tra un’ora e un’ora e mezza di gara ci siamo detti di andare a riprovare sul dotto e facciamo il tuffo dove li avevo visti andare prima. In pratica, uno spigolo della caduta pieno di gorgonie, un posto bello ma ricco di corrente, quindi difficile e profondo. Riesco a scendere, li vedo andar via, vedo anche un dentice grande andar via verso là, mi metto a fare l’agguato. Dopo aver girato l’angolo continuo avanti, vedo a una decina di metri da me una cernia bruna e il branco dei dotti. Continuo ad avvicinarmi, ma schizzano via tutti mentre uno va nella parte esterna verso la sabbia. A quel punto decido di staccarmi dalla roccia e mettermi sulla sabbia a mo’ di aspetto. Piano piano, dirigendomi con la mano libera verso di lui. Quando mi fermo lui comincia ad avvicinarsi. Io l’aspetto e riesco a colpirlo. […] Siamo molto contenti anche del risultato, era quello che ci eravamo prefissati io e Igor e che siamo riusciti a confermare.

Marco Muti ottimo secondo

Anche Marco Muti, autore del secondo posto, invita tutto il movimento a una riflessione condivisa: “Ogni anno faccio delle esperienze nuove e cresce il mio bagaglio tecnico, sia per merito delle gare che durante le mie battute di pesca. Quest’anno sono partito con l’idea di fare un buon risultato, diciamo nei primi 5, anche se nella pesca non c’è niente di certo. Nonostante il risultato non sono mancati gli imprevisti, come problemi di compensazione e barcaiolo con la febbre. Ma fortunatamente poi le cose sono migliorate. Al campo del Biscione non era difficile individuare tordi nel medio fondo, ma immaginavo che il giorno della gara ci sarebbe stato il mondo là sopra. Allora ho deciso di cercare zone più distanti, più fonde e più difficili da trovare, dove potevo pescare con calma e il pesce pareva più stanziale. Anche perché in profondità la corrente era meno intensa. Fortunatamente la mia ricerca ha dato i frutti e così è andata. Quindi forse non ho sbagliato niente, sono soddisfatto sia della preparazione che dell’azione di pesca ormai collaudata.

Marco Muti alla pesatura nel campionato Italiano Assoluto 2026 a Mazara del Vallo

Aggiungo però una nota sulla sicurezza. Atleti, medici ed esperti dovrebbero trovarsi e parlare, stilare un protocollo di sicurezza nero su bianco. Esempio: come gestire i tanti giorni di preparazione, come alimentarsi, come gestire i tuffi fondi, come fare l’ossigeno per smaltire l’azoto, come intervenire in caso di incidente. Questo è importante, non si può guardare ognuno nel proprio orticello. Tutto deve essere chiaro e fruibile. Perché la sicurezza viene prima di ogni classifica.

Terzo Giuseppe Gentilino, un bel ritorno

Giuseppe Gentilino, dopo averci raccontato in breve la sua gara, guarda invece all’organizzazione dei soccorsi: “Le acque del Biscione le conosco abbastanza bene e, per questo motivo, ho deciso di concentrare gran parte della preparazione sul campo gara della seconda giornata, quello di Mazara del Vallo, che invece per me rappresentava una novità assoluta. Quest’anno, però, la determinazione e la voglia sono venute un po’ meno. Per questo motivo affrontavo la competizione con aspettative diverse rispetto al passato: anche un piazzamento dignitoso sarebbe stato un risultato da accettare con soddisfazione, consapevole di aver comunque dato tutto quello che avevo. Nonostante le difficoltà e le sensazioni non sempre positive emerse durante la preparazione, ho cercato di impegnarmi fino all’ultimo minuto, senza mai smettere di credere nella possibilità di tirare fuori una buona prestazione.

Dopo il tragico incidente che ha coinvolto Losito, credo sia ancora più importante parlare di sicurezza durante le gare. Secondo me, ogni competizione dovrebbe poter contare sulla presenza di personale medico qualificato, preparato a intervenire rapidamente in caso di emergenza e dotato di tutte le attrezzature necessarie, compreso l’ossigeno. Sarebbe inoltre molto utile avere una camera iperbarica disponibile direttamente nell’area portuale della manifestazione, così da ridurre al minimo i tempi di intervento quando serve. Un’altra idea potrebbe essere quella di avere, su ogni gommone di assistenza, una seconda persona dedicata esclusivamente all’atleta, pronta a intervenire in qualsiasi momento e a supportare il barcaiolo in caso di emergenza. So che questa proposta non è facile da realizzare, perché nella maggior parte delle gare i gommoni sono piccoli e lo spazio è limitato. Tuttavia, credo che sia una possibilità su cui vale la pena riflettere.
Queste sono solo considerazioni personali, ma quando si parla della sicurezza degli atleti penso che ogni idea utile a migliorare la prevenzione e la gestione delle emergenze debba essere presa in considerazione.

Ottimo Riccardo Golini, quarto e primo degli Under 35

Sulla stessa linea anche Riccardo Golini: “Fortunatamente dopo un enorme spavento si è risolto tutto al meglio e questa è la cosa più importante. Per quanto riguarda la gara sono molto soddisfatto del mio piazzamento e soprattutto di aver interpretato in maniera perfetta la giornata di gara, caratterizzata da una corrente fortissima. Peccato per una murena strappata che mi avrebbe permesso di arrivare a podio, ma anche questo fa parte delle gare.

Il tema sicurezza indubbiamente va rivisto: mi sono confrontato anche con altri atleti arrivando al punto che sarà indispensabile avere a bordo una bombola di ossigeno da utilizzare in caso di infortunio e una radio VHF. Un altro fattore che secondo me è fondamentale, ma viene messo in secondo piano, è l’utilizzo del piombo mobile e i giorni di preparazione, che incidono molto sulla sicurezza dell’atleta.

Adrea Fazzolari, quinto con una ottima prestazione

Andrea Fazzolari, profondamente colpito dall’accaduto, allarga il discorso al significato stesso dello sport: “È stato un campionato che difficilmente dimenticherò, ma per motivi molto diversi da quelli che immaginavo. Arrivavo a Mazara con poche certezze. Per una serie di vicende personali non ero riuscito ad arrivare all’appuntamento come avrei voluto e, sinceramente, non avevo grandi aspettative sul risultato.
Giorno dopo giorno ho ritrovato serenità, buone sensazioni e la convinzione di poter fare una bella gara. La prima giornata è andata molto bene: dieci prede a cavetto, una gara costruita con continuità e la consapevolezza che trenta grammi avrebbero potuto fare una differenza enorme. Sarebbe stato un risultato importante, ma oggi posso dire che quel dettaglio conta davvero poco.
Quando abbiamo saputo dell’incidente di Valerio, il campionato è passato completamente in secondo piano. In pochi minuti sono sparite classifiche, piazzamenti, fotografie e qualsiasi soddisfazione sportiva. È rimasta solo la preoccupazione per un amico. La notizia del suo recupero è stata il momento più emozionante di tutta la settimana e credo che nessuno di noi ricorderà questo Assoluto per la classifica finale, ma per quello che abbiamo vissuto umanamente.
Sul tema della sicurezza penso che episodi come questo ci ricordino quanto il nostro sia uno sport meraviglioso, ma anche estremamente impegnativo, dove il rischio non può mai essere sottovalutato. Quello che posso dire è che ogni occasione deve essere utile per riflettere e capire se ci siano aspetti organizzativi o procedure che possano essere migliorati. Se da una vicenda così drammatica nascerà qualcosa che renderà le nostre competizioni ancora più sicure, sarà il modo migliore per dare un senso a quanto accaduto. Perché nessun risultato sportivo potrà mai valere quanto la vita di un atleta.

Claudio Marconcini, 11esimo, con soli tre giorni di preparazione

Claudio Marconcini, atleta del Team Apneapassion, ci ha raccontato così la sua gara e ci ha detto la sua in tema sicurezza: “Ho preparato solo tre giorni; paradossalmente dopo la preparazione, il campo gara che mi dava più certezze era quello di Torretta Granitola. Quello del Biscione invece era un po’ incerto. Sapevo che comunque pescando a scorrere qualcosa poteva uscire, ma immaginavo anche che in quel medio-basso fondale ci sarebbero passate tante persone. Sono stato fortunato, perché ho trovato una tana di saraghi: tornandoci più volte ne ho presi cinque validi, mentre i tordi due più grossi li ho trovati in una zonetta lunga circa 300 m sulla quale ho pescato a scorrere più volte, facendomi portare a monte dal barcaiolo. Poi gli altri li ho catturati pescando un po’ a scorrere sempre con la fiocinetta, tranne per catturare i due tordi sulla strisciata.

Claudio Marconcini prepara il gommone la mattina della prima giornata del Campionato Assoluto di pesca in apnea a Mazara del Vallo

Per quanto riguarda la sicurezza sulle gare, premetto che non ero al corrente dell’incidente occorso a Valerio fino al rientro in porto alla consegna dei carnieri. Ho letto e ascoltato molto in questi giorni e ho visto che sono state fatte tante proposte per migliorare la sicurezza. Io penso che sui campi gara, oramai sempre più grandi (quest’anno si parlava di 9 km di lunghezza lungo la costa), sarebbe il caso di dividerli in quattro e dedicare per ogni quarto un medico di gara, quindi quattro medici per ciascun campo gara. Poi, dato che molti atleti pescano fondo, credo sia necessaria la camera iperbarica a terra. E poi è chiaro che ci deve essere anche un’attenzione particolare alla preparazione al primo soccorso, visto che i tempi di attesa dell’arrivo del medico potrebbero essere lunghi. Sarebbe fondamentale avere una cognizione e consapevolezza di cosa fare nell’immediato per evitare che un infortunio magari non grave si trasformi in qualcosa di gravissimo. Per quanto riguarda l’ossigeno, io non ho mai praticato quel tipo di pesca quindi non saprei dire con precisione, ma sarebbe il caso che tutti avessimo il bombolino a bordo e che il nostro assistente barcaiolo fosse in grado di utilizzarlo. Poi so che diventa complicato: già lo è trovare una persona che ti accompagni, figuriamoci trovarne una istruita su come utilizzare i presidi di sicurezza.

Luigi Puretti, un po’ sottotono, 14esimo

Luigi Puretti, infine, dopo averci raccontato brevemente la sua gara, richiama il tema della professionalizzazione del settore: “Ho saputo dell’incidente a Valerio durante la gara, più o meno a metà prova, ma le notizie erano frammentarie: si parlava di una sincope, che aveva interrotto l’azione e che respirava ed era a terra. Non sapevo assolutamente la gravità dell’incidente, quindi ho continuato a pescare in maniera abbastanza tranquilla. Per quanto riguarda il campo del Biscione, ero stato in acqua pochissimo: in totale ho fatto una settimana di preparazione concentrata più che altro sul campo di Mazara, dove l’obiettivo primario era trovare una cernia bianca a coefficiente. Quindi sul Biscione la mia intenzione era quella di scorrere semplicemente come ho fatto anche nel 2019, anche se ero abbastanza preoccupato per quello che avrebbero preso gli altri più al largo. Le prime due ore ho pescato male, ero un po’ contratto e a zero pesci. Poi ho cambiato zona e finalmente ho trovato un po’ di movimento, infilando velocemente 5-6 pesci in pochi minuti. Ho finito la gara con 12 pesci, 8 validi: si poteva fare meglio, ma il mio obiettivo era quello di consegnare 12-15 pesci validi.

Per quanto riguarda la sicurezza, sarebbe molto lungo da affrontare, perché poi quando succede qualcosa ci svegliamo un po’ tutti. Trovo assurdo che nessuno di noi avesse una bombola di ossigeno a bordo. È una cosa importantissima sia in caso di sincope sia in caso di TAV: la bombola di ossigeno è un’ancora di salvezza troppo importante per non averla obbligatoriamente a bordo. La teoria purtroppo non si sposa con la pratica: non siamo professionisti. Tutto il settore agonistico è molto lontano dall’essere un settore di professionisti, parlo sia di noi atleti che degli organizzatori e di tutto il contesto che ci ruota intorno. Da lì provengono un po’ tutti i problemi. Ma la cosa che più mi ha disgustato è stata la strumentalizzazione di un evento che poteva essere tragico per portare avanti le proprie ideologie e convinzioni. Io sinceramente ho preferito e preferisco stare in silenzio, non conoscendo nel dettaglio tutti i fatti: quando non si sa, meglio tacere.

Luigi Puretti alla pesatura nel campionato Italiano Assoluto 2026 a Mazara del Vallo

Fabio Dessì, una battuta d’arresto dopo due anni di successi

Abbiamo sentito anche le parole di Fabio Dessì, Campione italiano delle ultime due edizioni degli Assoluti (2024 e 2025). Fabio è stato uno degli atleti che forse di più hanno risentito di questo incidente e che abbiamo visto particolarmente coinvolto da un punto di vista emotivo: “L’incidente di Valerio ci ha lasciato veramente con l’amaro in bocca, almeno fino a domenica, quando abbiamo saputo che si era ripreso e che stava bene. Il fatto che io l’abbia vissuta male è vero, perché alla fine mi sono immedesimato in Valerio. Ho pensato che fosse una cosa che poteva succedere a chiunque di noi, me compreso. Quindi aver visto e sentito tutto quello non mi ha fatto bene. Si presume che la sicurezza venga prima di tutto: da parte nostra, che facciamo di tutto per non farci male, ma anche da parte dell’organizzazione nel caso dovesse capitare un incidente come quello successo a Valerio. Sappiamo bene che ci sono state alcune lacune e alcune problematiche, quindi io non me la sono sentita di andare a fare un’altra giornata, una seconda giornata, sapendo già che c’erano queste lacune. Mi ha toccato molto proprio per questo, perché mi sono detto: per quanto attento io possa stare, devo mettere la mia vita, nel caso succeda qualcosa, nelle mani di qualcun altro che in questo momento si è dimostrato non perfettamente pronto a soccorrermi. Non me la sono sentita.

Per quanto riguarda la sicurezza, ci sono tantissime cose che, dopo questo incidente, magari proprio grazie a questo incidente, sono venute fuori e si potrebbero migliorare. Alla fine si parla sempre di migliorare qualcosa di già esistente: dalla cosa più banale, come l’obbligo di accendere un fumogeno se succede qualcosa, in modo che tutti lo vedano, all’obbligo di fornire a tutti i partecipanti un walkie-talkie, il bombolino di ossigeno o tantissime altre soluzioni che possono emergere da discussioni sensate. La sicurezza è qualcosa che bisogna migliorare soprattutto dagli errori. Visto che questo incidente, per quanto grave sia stato, fortunatamente non ha prodotto nessuna morte, diciamo che è qualcosa che ci farà riflettere e ci farà migliorare completamente a livello di sicurezza.

Poi parlare di pescare più fondo o meno fondo non c’entra niente, non c’entra assolutamente niente. Come abbiamo ben visto, la quota di Valerio, 28 metri, per lui è una quota che affronta tranquillamente. Se doveva succedere, poteva succedere anche in 5 metri d’acqua. Una sincope può arrivare, così come anche una TAV in acqua bassa può arrivare. Quindi le quote, il piombo sì, il piombo no… anzi, io ti direi che lui si è salvato anche grazie al piombo perché, essendo positivo, è risalito. Altrimenti, se fosse stato come me, con una cintura pesante, pescando in acqua bassa, se mi fosse successo sarei rimasto sul fondo oppure, se fossi stato in risalita, sarei ridisceso verso il fondo. Quindi io non direi di accanirsi sulla profondità, perché la profondità in questo caso, come in tanti altri, non c’entra niente.

Nico Strambelli, sesto, sempre al top

Nico Strambelli, atleta fortissimo sia a livello nazionale che internazionale, con un ottimo risultato anche quest’anno, sesto, commenta sulla sua gara: “Sul Biscione l’obiettivo era fare una buona giornata di contenimento per poi sprintare su Mazara dove avevamo qualche carta in più da giocare. Dopo la partenza in cui ho sparato 3 pesci come da programma ho pescato poi a scorrere sui 13-15 metri e ho chiuso con 9 pesci. Peccato solo per un bel dotto sui 5 kg che all’ultimo momento si è allargato facendo cadere la mia scelta su quello più piccolo che invece è rimasto a tiro.”

Nico Strambelli alla pesatura nel campionato Italiano Assoluto 2026 a Mazara del Vallo

Mentre sul discorso sicurezza ci ha raccontato: ” L’episodio di Valerio spero sia da input per migliorare dal punto di vista della sicurezza. Credo sia fattibile per chi organizza mettere a disposizione 2 medici rianimatori magari disponendoli nelle due porzioni di campo gara. Inoltre, dare la possibilità agli atleti di avere ossigeno a bordo da utilizzare solo in caso di emergenza (basta verificare l’indicatore).

L’eredità di Mazara

Raramente un Campionato Italiano viene ricordato più per ciò che ha insegnato che per il risultato sportivo.

Mazara 2026 consegna alla storia il titolo italiano conquistato da Giacomo De Mola con una prova di assoluto valore tecnico, ma lascia soprattutto un messaggio condiviso da tutto il movimento agonistico: la sicurezza non può più rappresentare soltanto un capitolo del regolamento.

Dovrà diventare il punto di partenza su cui costruire il futuro della pesca in apnea agonistica.

Se questo Assoluto riuscirà a produrre un confronto concreto tra atleti, Federazione, organizzatori e personale sanitario, allora da una vicenda che ha fatto temere il peggio potrà nascere un cambiamento capace di rendere il nostro sport ancora più sicuro, senza fargli perdere quella straordinaria passione che continua a renderlo unico.